English Woman's Journal - A Giffoni l'auto distrutta della scorta di Falcone, legalità si costruisce ogni giorno

A Giffoni l'auto distrutta della scorta di Falcone, legalità si costruisce ogni giorno


A Giffoni l'auto distrutta della scorta di Falcone, legalità si costruisce ogni giorno
A Giffoni l'auto distrutta della scorta di Falcone, legalità si costruisce ogni giorno

L'Associazione DonatoriNati della Polizia di Stato porta ai ragazzi Quarto Savona 15

Cambia la dimensione del testo:

Ci sono mamme e nonne che 34 anni fa erano sotto choc davanti alla tv che trasmetteva le immagini dell'attentato di Capaci. Ora, attonite, toccano il vetro che protegge la teca che contiene i resti dell'auto di scorta del giudice Giovanni Falcone, identificata come Quarto Savona 15, esposta nel cuore del festival di Giffoni dall'Associazione DonatoriNati della Polizia di Stato nell'ambito del progetto "Dal Sangue versato al Sangue Donato". Lì viaggiava Antonio Montinaro, capo scorta, morto con Vito Schifani, Rocco di Cillo e i magistrati Falcone e Francesca Morvillo il 23 maggio del 1992. Ci sono i papà e i giovani più grandi che guardano senza parole come la mafia, come Falcone e Paolo Borsellino avevano previsto, può ammazzare "quando si viene lasciati soli dalle istituzioni". Ci sono tanti esponenti delle forze dell'ordine che si avvicinano rispettosi e affranti. Ma la cosa più bella e assieme più straziante oggi al festival del cinema dei bambini è proprio vedere e sentire loro. E capire che la morte del giudice e della moglie e degli agenti che li proteggevano è stata orribile, ma non è stata vana, perché ha generato un risveglio civile e istituzionale senza precedenti e ha lasciato una grandissima eredità anche nei piccoli del 2026. "Ma cosa è? Una macchina? E chi l'ha accortocciata così?" chiede uno dei piccolini a bocca aperta. "Sono stati i mafiosi" gli dice prontamente uno un po' più grande. "E perché?". "Per ammazzare Falcone e un sacco di poliziotti". E chi te l'ha detto a te?". "Me l'ha detto la mia maestra. E lo sa anche mio padre". "E non li hanno ritrovati vero?" chiede uno altro. "No, sono in cielo ma non preoccuparti li hanno arrestati a quelli là". Per tutta la giornata i giovani, le famiglie e i visitatori osservano da vicino uno dei simboli più forti della lotta alla mafia. Il momento istituzionale dello svelamento della teca ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della 56/a edizione di Giffoni. Presenti il prefetto di Salerno Francesco Esposito, il questore Giancarlo Conticchio, il comandante provinciale dei carabinieri Filippo Melchiorre il presidente del Consiglio comunale di Giffoni Valle Piana Luigi Bernabò, il direttore del Giffoni Film Festival Jacopo Gubitosi, il presidente dell'ente autonomo Giffoni Experience Piero Rinaldi, il responsabile delle relazioni istituzionali del festival Davide Russo, il presidente regionale dell'associazione DonatoriNati della Polizia di Stato Tommaso Delli Paoli, il direttore generale eventi Antonio Pagano e la presidente della fondazione della Comunità Salernitana Ets Antonia Autuori. Ad aprire la cerimonia è stato il direttore del Giffoni Film Festival, Jacopo Gubitosi. "Da oltre mezzo secolo - dice - Giffoni parla di legalità. Lo abbiamo fatto anche nei giorni scorsi raccontando la storia del testimone di giustizia Antonino Bartuccio e oggi siamo orgogliosi di poter offrire ai nostri cinquemila giovani, provenienti da ogni parte del mondo, la possibilità di vedere questa testimonianza così importante". Particolarmente sentito anche l'intervento del presidente nazionale dell'Associazione DonatoriNati, Tommaso Delli Paoli, che ha ribadito il significato profondo dell'iniziativa. "Questo non è un momento celebrativo, ma un momento per ricordare. Il ricordo non deve essere fine a se stesso: deve restare vivo in ciascuno di noi. Il progetto "Dal Sangue versato al Sangue Donato", nato insieme a Tina Montinaro, trasforma il sacrificio di chi ha dato la vita per la democrazia in un messaggio di solidarietà concreta". Di forte impatto emotivo anche il ricordo dello stesso Giancarlo Conticchio, che ha ripercorso il giorno della strage di Capaci. "Ricordo ancora il pianto dei miei colleghi davanti alle immagini dell'attentato. Quella violenza non ha fermato lo spirito di servizio delle forze di polizia". A chiudere gli interventi è stato il Prefetto di Salerno, Francesco Esposito: "Quando mi è stato proposto questo progetto non ho avuto esitazioni. Più delle parole parlano le immagini, e questa teca racconta meglio di qualsiasi discorso la ferocia della mafia e il sacrificio di chi l'ha combattuta. Giffoni è il luogo ideale perché qui si formano le coscienze delle nuove generazioni. La legalità si costruisce ogni giorno attraverso i comportamenti, il rispetto delle regole e il coraggio di non voltarsi dall'altra parte".

P.Mitchell--EWJ