Rubalcaba interpreta Pino Daniele, e Cuba e Napoli si toccano
Concerto intenso e divertente in Friuli con una band napoletana
(di Francesco De Filippo) Alla richiesta di bis, Gonzalo Rubalcaba rientra sul palco con metà della formazione, accompagnato soltanto da Aldo Vigorito al contrabbasso e da Claudio Romano alla batteria. Il pubblico si aspetta un nuovo ritmo in salsa cubana, pronto ad accompagnare il ritmo con le mani e i piedi, invece dalle prime, lievissime note del basso, si riconosce la canzone più famosa di Pino Daniele, "Napule è". Vigorito fa suonare il suo strumento come se fosse una voce, interpreta il cantante; Romano lavora di spazzole sui piatti e sul rullante, Rubalcaba accenna appena qualche nota, un prezioso intarsio in appoggio al basso. La versione è superba, intensissima, ed è la penultima canzone prima di chiudere un concerto che il grande pianista cubano ha voluto dedicare al cantautore napoletano. A Cervignano (Udine) proveniente proprio da Napoli, Gonzalo si supera: nella levità della melodia, sfiora i tasti come se fossero gocce d'acqua, vi zampetta sopra e dal piano emergono tintinnii di fontane che hanno un sapore di nostalgia, di rimpianto: qualcosa oppure qualcuno che c'era e ora non c'è più. Da Napoli agli Stati Uniti: per l'ultimo brano l'artista (sei Grammy) rimane da solo sulla scena dove si staglia un azzurro forte, e presenta: "'First song', è una composizione del bassista americano Charlie Haden: A Pino sarebbe piaciuto molto", annuncia. Poi si gira verso la tastiera dando le spalle al pubblico ed è una nuova intensità. Ma il concerto, che ha inaugurato il cartellone musicale della stagione 2026-2027 del Teatro Pier Paolo Pasolini, curato dall'Associazione Culturale Euritmica di Udine, ha offerto anche di più. È il caso di una versione cubana di "Sicily", con un ritmo in crescendo vorticoso e tutta la band al completo sul palco (Daniele Sepe al sax, Giovanni Imparato alle percussioni e Giovanni Francesca alla chitarra). E ancor più scatenata è la canzone successiva, "Tutta n'ata storia": Gonzalo dà prova di virtù, inventa un assolo che lo investe in tutto il corpo: si arrampica sulla tastiera, la domina, aggroviglia le mani pestando sui tasti, le solleva come per fuggire, come per liberarsi dalla pericolosità di una ragnatela. A metà concerto entra in scena, presentata come "maestra", Maria Pia De Vito. La cantante ha una fama che la precede, è accolta con un sentito applauso. Affronta una difficile "Gesù Gesù" per continuare con "Maggio se ne va" e con "Quando", voce e piano, da sola con Gonzalo. Ma la sua interpretazione sembra troppo lirica, è troppo perfetta, pulita rispetto allo spirito di Pino Daniele.
L.MacDonald--EWJ